Il linguaggio del corpo

La comunicazione analogica sul piano emozionale offre una vasta panoramica di segni e le categorie analogiche che normalmente caratterizzano l’alfabeto della comunicazione non verbale sono: lo spazio (prossimità ed orientazione), il tempo, il tono muscolare, le posture, i gesti, i movimenti, la mimica etc.

Il linguaggio esclusivamente fatto di parole sarebbe povero senza la ricchezza dei gesti espressivi del corpo, che rappresentano i veri itinerari attraverso cui la “vita vera” passa da una mente umana all’altra.

Gli umori, i sentimenti, gli atteggiamenti, la sincerità o la falsità: il corpo è in grado di rivelare le cose più intime anche nel caso in cui la voce umana è usata per dissimulare, per camuffare, per ingannare.

Dunque il corpo parla e questo linguaggio ci deve apparire sempre più familiare e denso di informazioni importanti.

Per esempio distinguere un sorriso vero da uno falso costituisce una capacità preziosa per valutare gli altri.

La presenza delle rughe d’espressione attorno agli occhi ci dice se quel sorriso viene dal cuore o meno, non basta quindi scoprire i denti per pretendere di sorridere. Nelle interazioni quotidiane molti nostri comportamenti sono segnali che produciamo senza sosta, in modo quasi interamente automatico e senza intenzione di trasmettere nulla.

Gli atteggiamenti interpersonali non sempre vengono dichiarati, ma il corpo continua ad esprimerli con una certa ostinazione; ad esempio un soggetto si dichiara umile e sottomesso, ma la postura con la testa alta e il portamento eretto, l’espressione del viso arrogante e mai sorridente, il tono della voce imperioso, lo sguardo direzionato dall’alto verso il basso, ci segnalano costantemente il suo desiderio di esserci superiore.

I segnali del corpo inoltre sono usati per esprimere due particolari dimensioni degli atteggiamenti, cioè l’affiliazione e la dominanza. Nell’affiliazione si ha molto contatto fisico, c’è una maggiore vicinanza, un’orientazione diretta con sguardo reciproco combinato a sorrisi; il tono di voce è delicato e la postura predisposta all’apertura.

Nella dominanza invece, manca completamente o quasi il contatto fisico, non c’è vicinanza e l’orientazione è meno diretta, lo sguardo viene utilizzato poco, il tono di voce è assertivo e l’espressione facciale ridotta al minimo.

I segnali non verbali possono anche fornire informazioni rispetto ad aspetti più stabili di una persona, quindi alla sua personalità.Alcuni gesti riflettono uno stato emozionale prevalente nella persona, come l’ansia, o uno stile generale di comportamento, come l’aggressività. Gli uomini tendono spesso a manipolare gli stimoli emessi ma tale manipolazione raggiunge soltanto un certo grado di controllo, oltre il quale la persona non è consapevole di inviare messaggi non verbali su se stessa.

Quando leggiamo il corpo, non dobbiamo soffermarci su un singolo gesto; un messaggio si evidenzia in più parti del corpo: l’ansia ad esempio, può essere riflessa in una mano contratta, in un’alterazione del respiro e in un abbassamento del tono di voce.
Inoltre i messaggi del corpo possono agire in accordo, come in questo caso, in disaccordo o contribuire al messaggio globale.

Una disarmonia si osserva quando alcune parti del corpo contraddicono il senso trasmesso da un’altra parte, questo succede perchè alcune regioni del corpo sono maggiormente sotto il nostro controllo mentre altre lo sfuggono. Così teniamo sott’occhio e “supervisioniamo” buona parte della mimica facciale e della gestualità, al contrario, non sappiamo in genere cosa stanno facendo i nostri piedi.

A volte, un segnale non dice molto se preso di per sè, ma assume valore se accompagnato da un’espressione facciale o da altri comportamenti: così, grattarsi lo zigomo, ad esempio, non ci dice molto; ma se contemporaneamente il volto viene piegato di lato, significa fastidio, perplessità o disappunto.

Altre volte, uno stesso segnale può avere addirittura significati diversi a seconda della “cornice” in cui è inserito oppure un altro errore comune nell’interpretare i segnali non verbali sta nel trascurare lo stimolo. I segnali analogici risultano quindi un prezioso aiuto per la conoscenza dell’altro, ma occorre essere in grado di interpretarli senza eccedere in pericolose semplificazioni.

Anche se sono molti i tentativi di attribuire significati nascosti e diretti ai comportamenti non verbali, occorre chiarire che non esiste, e non deve esistere, una sorta di glossario o manuale per decifrare una qualsiasi micro-espressione del corpo.

Non è possibile analizzare un singolo segnale corporeo separatamente dagli altri, in quanto ogni segnale acquista valore nella combinazione ed integrazione con altri segnali.Il corpo per alcuni è la struttura portante dell’io per cui possiamo dire che un gesto è bello e dignitoso quando la persona è gentile e disponibile, sensibile e tollerante, un gesto è volgare quando la persona esige, pretende, è intemperante e violenta; e ogni gesto è in sintonia con l’intenzione che lo produce.

Dunque il linguaggio delle emozioni si esprime soprattutto attraverso il corpo, e se il verbale è il canale privilegiato per inviare informazioni sul mondo, il non verbale, essendo meno soggetto al controllo cosciente, è il canale più efficace e diretto nel comunicare stati d’animo ed emozioni.

Con le parole informiamo l’altro di ciò che sappiamo, mentre con il corpo lo informiamo, anche se in modo non intenzionale, di come siamo e di come ci sentiamo.

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